Via della seta Italia-Cina: cos’è e a cosa serve

Dopo la crisi del 2008, la Cina ha proposto un nuovo piano di sostegno chiamato Belt & Road initiative (BRI) che nasce come risposta alla crisi economica mondiale, peggiorata negli anni per l’instabilità politica di alcune nazioni appartenenti soprattutto al Medio Oriente e all’Africa Settentrionale. In italiano prende il nome di nuova Via della Seta Italia-Cina.

La Belt & Road initiative può essere viste sia come un trampolino di lancio per la ripresa europea, sia come un estremo tentativo da parte della Cina di affermare la propria egemonia sul mercato occidentale.

Per questo motivo, alcuni Stati continuano ad essere scettici verso questa nuova iniziativa. Procediamo, però, con ordine per comprendere fino in fondo l’argomento.

Che cos’è la Belt & Road initiative?

La Belt & Road initiative è un piano di investimenti infrastrutturali dedicati ad Africa, Europa, Medio Oriente ed Asia, annunciato dal presidente cinese Xi Jinping nel settembre 2013.

Xi Jinping via della seta
Il presidente cinese Xin Jinping è tra i promotori della Belt and Road Initiative (immagine tratta da Time.com, Marko Djurica-Reuters)

L’obiettivo principale di questo progetto è quello di aprire corridoi di collegamento sia marittimo (Maritime Silk Road) che terrestre (Silk Road Economic Belt). Questi comporterebbero una totale rivoluzione non solo commerciale ma anche energetica, culturale e finanziaria.

La cifra messa a disposizione dalla Cina per la realizzazione di tale opera è davvero considerevole: si parla, infatti, di investimenti che superano i 100 miliardi di dollari all’anno.

Ad oggi, Belt & Road initiative è sicuramente uno dei progetti più grandi ed importanti mai attuati e non è riscontrabile alcun precedente nella storia economica mondiale. Per comprenderne l’immensa portata, basta pensare che gli investimenti sono circa 12 volte quelli stanziati nel dopoguerra, in occasione dell’attuazione del Piano Marshall.

L’antica via della seta

Per approfondire la Belt & Road initiative è necessario citare l’importanza dell’antica Via della Seta nella storia mondiale. Ampiamente descritta da Marco Polo nel Milione, è stata battezzata con tale nome dal geografo tedesco Ferdinand Von Richthofen nel 1877.

In origine, la Via della Seta attraversava l’Asia Minore, il Medio Oriente, la zona del Mediterraneo fino a raggiungere, nell’estremo est, l’India e il Giappone.

Tale percorso, che praticamente collegava l’antica Cina all’Impero Romano, serviva per facilitare il commercio del prezioso tessuto che le dà il nome – fino a quel momento sconosciuto in Occidente – ed altre ricchezze. Non erano queste, tuttavia, le uniche merci a viaggiare lungo la linea. Per approfondire la storia dell’antica Via della Seta, consigliamo la visione di questo video:

Grazie alle forti migrazioni, si diffusero a macchia d’olio scoperte come i fondamentali di matematica e geometria ma anche credenze e religioni quali il Manicheismo, il Nestorianesimo e il Buddhismo.

Questa tratta, che perse la propria importanza dopo la diffusione dei segreti della produzione della seta, conobbe un nuovo periodo di splendore con l’espansione in Asia dei Mongoli, a cavallo tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo.

Il percorso della Nuova Via della Seta oggi

La Nuova Via della Seta è realizzata sulla falsariga di quella antica, dunque il percorso seguito è pressoché simile.

Uno dei punti più importanti dell’iniziativa è la realizzazione di linee di trasporto, in particolare 2 marittime e 3 terrestri:

  • Per quanto riguarda i collegamenti via Terra, sono previste 3 tratte. La prima collega la Cina all’Europa passando per Polonia, Russia e Kazakhistan. La seconda, invece, oltrepassa la Russia e arriva fino al Giappone. L’ultima , infine, prevede il passaggio per i Paesi che si affacciano sull’Oceano Indiano, toccando capitali famose quali Islamabad, Teheran e Instanbul.
  • Per quanto riguarda i collegamenti marittimi, sono disponibili 2 tratte: la prima parte dalla Cina e giunge all’Europa passando per l’Africa. In particolare, questa tocca anche l’Italia: il porto di Trieste, infatti, è uno dei principali affacci sull’Adriatico coinvolti. La seconda rotta, invece, collega la Cina alle isole del Pacifico, come la Polinesia e le Fiji.
percorso nuova via della seta
Una mappa delle rotte con il percorso della Nuova via della Seta (immagine tratta dal web)

Paesi aderenti alla Nuova Via della Seta

Il 25 marzo 2019, dopo un iniziale scetticismo, l’ex Ministro dello Sviluppo Economico italiano Luigi Di Maio e il presidente della National Development and Reform Commission He Lifeng hanno firmato degli accordi bilaterali. Attraverso questi ultimi sono stati chiariti degli aspetti molto importanti, relativi sia agli investimenti da dedicare agli sbarchi portuali sia a quelli destinati allo sviluppo culturale, tecnologico ed energetico.

L’Italia – primo paese del G7 a siglare ufficialmente un contratto – si è dimostrata, quindi, particolarmente aperta al raggiungimento di accordi. La stessa scuola di pensiero, però, non è stata inizialmente condivisa da USA e dal resto dell’UE. Entrambi i colossi, infatti, hanno sottolineato come questi importanti accordi – non particolarmente chiari secondo l’ex Segretario di Stato USA Mike Pompeo – potrebbero relegare la leadership infrastrutturale, politica ed umana esclusivamente alle mani cinesi.

Ad oggi, 126 paesi internazionali hanno firmato a favore della BRI Belt & Road initiative e 29 organizzazioni hanno offerto piena cooperazione con la Cina per tale progetto.

Le opportunità grazie alla Via della Seta tra Italia e Cina

Come già visto, gli accordi prevedono principalmente azioni mirate al miglioramento e allo sviluppo tecnologico, dei mercati e culturale.

Per quanto riguarda il miglioramento del commercio, di fondamentale importanza è l’introduzione della Belt & Road International Lawyers Association, cioè una cooperazione di avvocati formata da 85 professionisti provenienti da 36 nazioni differenti, attiva a partire da gennaio 2020.

Il suo ruolo è quello non solo di fornire supporto legale nel corso degli scambi, ma anche di promuovere la diffusione di dibattiti, seminari e convention a tema giuridico. Ciò permette di assicurare il confronto su argomenti cari all’opinione pubblica, quali ad esempio i diritti umani. E’ chiaramente un enorme passo avanti, considerando che il governo cinese sia uno dei più autoritari al mondo.

Questa scelta ha favorito un appianamento delle tensioni e la diffusione di un clima di serenità: gli scambi commerciali tra Cina ed Europa, infatti, sono cresciuti del 16,3%.

Grazie alla collaborazione Roma-Pechino, l’Italia potrebbe esportare il Made in Italy in Cina e aumentare, finalmente, la sua produttività anche grazie al fondamentale ruolo dei porti di Genova e Trieste.

Nonostante l’entusiasmo iniziale, tale trend risulta comunque da qualche anno in plateau.

Conclusioni

Nei paragrafi precedenti abbiamo descritto i punti di forza e quelli di criticità della nuova iniziativa cinese Belt & Road, creata sulla base dell’antica Via della Seta e motivo di incertezze internazionali. Dai dati raccolti nel corso dell’ultimo lustro, è possibile estrapolare delle conclusioni.

Il paese che ha risentito della maggiore spinta commerciale è sicuramente la Cina, la quale ha visto aumentare sensibilmente il suo tasso di crescita e, in particolare, la quantità di merci esportate.

Per quanto riguarda il resto delle nazioni, esse hanno riscontrato prevalentemente dei benefici di natura sociale e culturale. Numerose nuove collaborazioni tecnologiche sono state sancite (in particolare quelle Cina-ASEAN) ed è stata alleggerita la burocrazia legata alle migrazioni (sono state snellite le procedure di conseguimento visto e riconoscimento reciproco dei titoli di studio).

Non resta che attendere altri sviluppi per valutare le conseguenze a lungo termine della nuova Via della Seta, la quale ha sicuramente inaugurato una nuova epoca storica.

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